Free as a bird
A distanza di un mese dall’ultimo post, torno a scrivere qualcosa su questa specie di taccuino Moleskine chiamato blog. Oggi scrivo a ruota libera, non ho voglia di approfondire un argomento in particolare ma soltanto dire qualcosa, se non altro per far sentire che sono vivo. Dopo un mese e un paio di giorni sono ancora qui, all’ombra della mezzaluna, barcamenandomi tra billing system, richieste di estensione del visto, cene da Mama Noura a base di hommos e pane caldo, feste alcoliche nel quartiere diplomatico e una marea di nuove conoscenze, giocoforza di sesso maschile. Di quest’ultima cosa sarà contenta la mia ragazza, probabilmente. Devo dire che sto incontrando persone provenienti da ogni angolo del pianeta. Dall’australiano Graham al brasiliano Rafael, dalla sterminata colonia di Pakistani passando per Istanbul fino ad arrivare a Buenos Aires con scalo a Parigi. Una menzione speciale va agli Italian Speakers, ovvero tutti quelli che per un motivo o per un altro, appena capiscono che sei italiano iniziano a sbiascicare qualche parola tricolore. Vogliamo parlare di Rodolfo, argentino dal cognome italiano, come molti nella terra della pampa? Del somalo Ali e e del’eritreo Tahir, che non perdono occasione per parlare in italiano ricordandomi i loro genitori vissuti sotto l’egida di Mussolini. Oggi Ali mi ha chiesto di tradurgli una frase dall’inglese all’italiano, così per scriverla ai suoi corrispondenti italiani in attesa del visto e fare bella figura. Ho scoperto che in questo paese gli italiani sono benvoluti da tutti, specie dai giovani sauditi. Questi ragazzi crescono a pane e pallone, dalla TV satellitare (proibita solo sulla carta, ma ce l’hanno tutti compresi i locali pubblici) non perdono una partita del campionato italiano, conoscono a menadito le formazioni di inter, milan, juve e dulcis in fundo anche della Roma! Girano per strada con le maglie di Totti, Ronaldinho, Ibrahimovic. Giuro di aver visto un ragazzino obeso con indosso una maglia dell’inter di Bobo Vieri…
Ho avuto occasione di rispolverare il francese, o meglio quelle quattro frasi che so mettere insieme grazie alla buonanima della professoressa Lazzaro, la quale ho saputo essere passata a miglior vita proprio in questi giorni. Sono veramente dispiaciuto, credo sia difficile trovare una insegnante di francese così incisiva. Ho studiato francese nei tre anni delle medie, e ancora riesco a tirare fuori frasi sensate con una pronuncia decente, nonostante non abbia mai chiacchierato con alcun rappresentante della popolazione oltralpe prima d’ora. Il buon Victor, francese doc e appassionato di rugby, mi sorride quando lui mi domanda in inglese e io gli rispondo in francese.Da qui a fare un discorso ce ne passa, ma sono soddisfatto così. Altre quattro parole in spagnolo tra me, Rodolfo e il brasiliano Rafael, e abbiamo completato la lezione di lingue straniere, passione che probabilmente mai si dileguerà dai miei pensieri.
Se avete avuto la forza di leggere tutte le frasi libere che stasera mi va di scrivere, e siete arrivati fin qua, veniamo alle notizie. Dopo la tempesta di sabbia e la tempesta di richieste da parte di Mobily, con buona probabilità il mio lavoro giunge al termine e forse, con qualche giorno di anticipo sulla tabella di marcia, nel prossimo weekend musulmano tornerò nel Paese del Sole, assaporando i primi profumi di primavera, checchè ce ne siano, della terra d’Esperia. Dopo aver respirato quintali di sabbia, un buon bicchiere di vino e una braciola di maiale forse, e dico forse, rischiareranno la mia gola. Inshallah.

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