Il cacciatore di aquiloni

Il cacciatore di aquiloni

Il cacciatore di aquiloni

Recensione

Kabul, anni ‘70. Due ragazzi, amici per la pelle: il primo,  Amir figlio del ricco padre Baba e orfano di madre, di etnia  Pashtun. Hassan, figlio di Ali, il servo della casa di Amir, di etnia Hazara. I due vivono un’infanzia normale, amici nonostante quella linea divisoria tanto invisibile quanto netta che separa le due etnie. Padrone e servo insieme, nel gioco che più entusiasma i ragazzini di Kabul: la caccia all’aquilone. Il difficile rapporto di Amir con il padre dalla forte personalità, e l’antagonismo con il “bullo” Assef e i suoi due compari sempre pronti ad offendere con parole e fatti il “diverso”, il ragazzino hazara, accompagnerà i due  finchè un giorno non accadrà un episodio terribile che cambierà per sempre le loro vite. Sullo sfondo, un Afghanistan tranquillo che di lì a poco verrà invaso dagli shorawi, i russi comunisti, perdendo per sempre la pace e la libertà. Khaled Hosseini sfrutta una storia di vita per raccontare ciò che era ieri il proprio paese e ciò che ne rimane oggi, dipingendo con pennellate sparse ma intense prima l’invasione russa, poi il regime dei talebani fino ai giorni nostri, colorati di stelle e strisce. Un racconto ricco di colpi di scena, in cui il protagonista scoprirà una miriade di lati oscuri della sua esistenza, incasserà colpi a destra e a manca e si troverà a risolvere un complicato problema, per tornare ad essere a posto con la propria coscienza. Un libro, dal quale è stato tratto anche un omonimo film, che come secondo titolo potrebbe avere “Miseria e nobiltà”. Due parole che, nella storia temporale dell’Afghanistan, sono tristemente invertite.

~ di giovychannel su Febbraio 13, 2009.

Una Risposta to “Il cacciatore di aquiloni”

  1. E’ un libro veramente bello! Mi ha colpito e ho amato molto la figura di Hassan. La storia e i luoghi narrati sono lontani dalla nostra realtà ma il personaggio di Amir è così incredibilmente umano, che durante la lettura, sono arrivata quasi ad odiare la sua insopportabile immobilità, la vigliaccheria che lo caratterizza perchè l’ho trovato talmente vicino e reale che ne ho provato ribrezzo: egli è un anti-eroe, esattamente come la maggior parte di noi umani.

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